Il cantautore trevigiano spiega “Snodo” e dice la sua su internet e giovani
A tre anni dal precedente album di inediti esce “Snodo”, cosa troveremo in questo nuovo lavoro?
Potrete ascoltare undici brani molto diversi tra loro sia dal punto di vista strumentale che da quello dei temi affrontati nei testi. E’ un album eterogeneo nel quale non ho voluto dare una visione autoreferenziale ed ombelicale del mondo ma ho preferito musicare riflessioni personali frutto dell’osservazione delle dinamiche della vita: dai piccoli grandi avvenimenti della vita privata di tutti noi fino ai grandi argomenti di rilevanza mondiale.
Ma c’è quindi un filo conduttore che unisce le undici tracce?
No, non proprio. Se il precedente “In centro al labirinto” era un vero e proprio concept album dedicato al tema del viaggio con un suo preciso inizio, uno svolgimento e un epilogo, in “Snodo” parlo di temi sociali, affetti, rapporto con l’ambiente, comunicazione… in sostanza quella che potrebbe essere definita una “visione dalla finestra” della città, del vivere insieme, del mondo.
Dunque lo “snodo” del titolo, il perno…sei tu!
Esatto, è il mio vissuto, ciò che ho osservato e sperimentato negli ultimi due anni. L’album può essere considerato un insieme di vari elementi indipendenti ma solidali tra loro, ma è anche un disco di contrasti nei temi e nelle sonorità.
I temi, come abbiamo detto, sono molto vari…
Sì e ci sono temi personali e sociali, celebrativi e critici, gioiosi e aspri nei continui chiaro-scuri che caratterizzano l’album. Al contrario, un elemento comune a tutti i testi di “Snodo” ma anche dei miei precedenti lavori, è l’importanza del passaggio comunicativo ottenuto con un linguaggio talvolta ricercato e poetico ma sempre comprensibile.
E, dal punto di vista delle sonorità, come hai affrontato le diverse tematiche?
I chiaro-scuri di cui ho parlato si sono tradotti in pezzi dall’impronta folk autorale da un lato e rock-elettrici dall’altra… è un album decisamente musicale e particolarmente ricco dal punto di vista armonico, l’abbiamo arrangiato con i quattro strumenti base (voce, chitarra, basso, batteria) più sovraincisioni di cori e chitarre con diversi modelli e tecniche: acustiche, elettriche, arpeggi, ritmiche, e-bow ed effettistica. Inoltre in tre brani c’è l’uso del flauto traverso e in un paio di tracce l’organo hammond.
L’album è autoprodotto con il marchio GB Produzioni…
Esattamente, ed è distribuito tramite Wondermark con ITunes per il digitale e Amazon per il cd e con il marchio GB sto producendo anche i Kupienda, interessante band trevigiana dei fratelli Carniato.
Volendo invece lanciare uno sguardo al passato, nell’estate 2009 tu e la tua band siete stati protagonisti di un tour in Cina! Come è andata? Ma soprattutto com’è nata questa opportunità?
E’ stata un’esperienza fantastica! E’ partito tutto per caso… ho ricevuto un’e-mail che, ammetto, stavo per cestinare, dove mi invitavano a suonare in terra cinese. A metà tra sarcasmo e curiosità ho risposto con un “Why not?” e dopo alcuni mesi eravamo sull’aereo per Pechino! Ripeto, è stato davvero incredibile, tutto perfettamente organizzato dall’agenzia Indie-China: 20 giorni, 10 concerti in 5 città diverse. Abbiamo suonato a Pechino, Shangai, Wuhan, Changsha e Yiwu, percorso migliaia di chilometri e raccolto sensazioni ed emozioni che ci hanno arricchito. [Su www.giorgiobarbarotta.it/cina-tour-2009 potrete leggere il diario di viaggio! ndr]
Grande merito di internet quindi che ha fatto da ponte tra Italia e Cina! La distribuzione della tua musica affidata completamente al web, un sito [www.giorgiobarbarotta.it] ben fatto e molto visitato… per te internet è fondamentale!
Sì, fondamentale a 360 gradi per quanto riguarda l’attività artistica: dalla promozione e comunicazione all’informazione. Ha comunque un ruolo di assoluta importanza anche al di fuori della musica, è l’emblema dell’informazione attiva che si contrappone a quella passiva dei media tradizionali. E’ come una grande biblioteca dove puoi trovare tutto, libri intelligenti e testi stupidi, è qui che bisogna “attivarsi”. Bisognerebbe avere lo stesso atteggiamento anche con la televisione, non assistere passivi ma attivarsi nella ricerca di contenuti interessanti, essere curiosi e scovare l’informazione ben fatta.
Internet e televisione sono il pane quotidiano dei giovani, dei lettori de “la Salamandra”, tu come vedi le nuove generazioni?
Fondamentalmente credo nella loro intelligenza e nella loro voglia di ricercare sempre e comunque la verità. Temo però che siano anche un po’ bloccati dai media… estremizzando vorrei dire “non guardate più la televisione!” è molto più salutare per l’anima girare, creare, cercare la propria musica. Pensa, per assurdo, che figo se ognuno si facesse i vestiti da sé: la massima espressione di creatività! Allo stesso modo è bello cercare la musica al posto di subire quella veicolata da radio e tv, in questo modo la musica diventa subito tua. Ai ragazzi direi “siete alla ricerca della vostra canzone preferita? Scrivetevela!” …e poi cantatela ai vostri amici!
