La prima è la domanda classica. Quali sono state le cose che ti hanno portato ad amare la musica?
Una naturale predisposizione a tutto ciò che è espressività, creatività, arte e l’attitudine innata ai suoni. Non nego: anche il fascino del palco.
Hai incontrato difficoltà nel trovare chi credesse nella tua musica?
Fortunatamente no, sono sempre stato circondato da persone che hanno avuto fiducia nelle mie idee e proposte artistiche, sia in termini di musicisti, quindi collaboratori, sia in termini di ascoltatori e pubblico.
Cosa ricordi delle prime esperienze musicali?
L’energia pazzesca che si sviluppa quando si instaura un “contatto” tra chi canta/suona e il pubblico che fruisce della canzone/musica. Intendo dire, a livello emotivo, la “botta” che si prova a stare sul palco o in cabina di regia di un disco unitamente al grado di ricezione e risposta di chi ascolta.
E’ uscito il tuo album “Snodo”… Quanto c’è voluto per metterlo insieme?
Un anno e mezzo esatto
A tuo parere quali potrebbero essere le carte vincenti di questo album?
L’eterogeneità, i continui scarti di atmosfere e registro, unitamente alla sincerità dello scritto.
Sei una artista che scrive molti pezzi oppure fanno fatica a nascere?
Nascono in modo spontaneo e continuativo. In alcuni periodi ho più modo di dedicarmi ad ascoltare “le voci” che spingono a scrivere una melodia, una parte musicale, un testo, in altri ho oggettivamente meno tempo a disposizione da dedicare a questa attività che reputo un bellissimo dono.
E’ difficile arrivare al pubblico con una nuova canzone?
Banalmente no, c’è pubblico per qualsiasi proposta. La questione principale riguarda piuttosto i canali che ti permettono di raggiungere in modo capillare più pubblico possibile o d’individuare gli ambienti giusti dove catturare nuovi ascoltatori.
Quando componi ami farlo appartato, oppure insieme agli altri musicisti?
Nella fase di scrittura ho la necessità di stare da solo, trattandosi di un processo del tutto autorale e quindi personale. In fase arrangiamento e scelta delle parti lavoro con i musicisti fidati con cui collaboro da anni; sono amici e ci conosciamo a fondo.
Quali pensi possano essere le doti di un buon cantautore?
La ricerca della verità e della sintesi formale, ricerca quindi, e la preparazione, il lavoro continuativo.
Cosa pensi della musica in tv?
Tutto quello che passa in televisione diventa automaticamente anche immagine, un linguaggio che viaggia su binari diversi rispetto alla musica.
Importante, penso sia il lato “live” del tuo lavoro… Come lo vivi? Lo preferisci al lavoro in Studio?
Live e studio sono due dimensioni differenti tra loro ma entrambe facce dell’essere cantautore, musicista. Io prediligo il concerto dal vivo perchè mi diverte di più, però lo studio è un universo pieno di possibilità e sorprese.
I tuoi spettacoli live come si caratterizzano?
Cerco sempre di cambiare scaletta e di rendere unica la serata. Dipende molto anche dal luogo: una piazza, un festival o uno spazio aperto mi permettono di proporre anche un set elettrico, un teatro o un auditorium o un’enoteca sposano meglio la dimensione acustica. Bello è anche poter variare.
Quali sono gli artisti che più ti piacciono?
Francamente non ho nomi da fare nello specifico, trovo interessanti aspetti in moltissimi progetti, mainstream o indipendenti non mi cambia molto, e di generi diversi distantissimi tra loro.
Poesia e canzoni, quanto hanno in comune?
Il raccordo è la parola, intesa come suono e segno, come semantica e musicalità. Importantissimo è il ritmo.
In genere, come nasce una tua canzone?
L’idea o lo spunto può arrivare da qualsiasi direzione, situazione o input. Può nascere una melodia su cui si sente l’esigenza o il piacere di poggiare dei versi, può viceversa insinuarsi nella mente una concetto o un pugno di parole a cui congiungere una frase musicale. Capita anche a volte, quasi senza accorgersene, di avere già in bocca un brano o un pezzo pronto per essere cantato. Il resto è artigianato.
Per chiudere, come vedi l’utilizzo della tecnologia nelle canzoni?
La tecnologia è un mezzo straordinario e viaggia a ritmi vertiginosi. Come tutti i mezzi dipende da che uso se ne fa ...e qui interviene la testa, il carattere, la predisposizione e la cultura del singolo.
