“Da un lato il cantautorato folk gioioso, dall’altro il rock elettrico, grintoso, talvolta rabbioso, intenso. Sono due elementi indipendenti tra loro, ma solidali, entrambi parte di me.”
Annuncia così Giorgio Barbarotta, trevigiano, classe 1972, autore di testi e musiche delle sue canzoni, oltre che poeta di diverse raccolte già in circolazione, il suo nuovo album, in uscita questi giorni, dal titolo così sintomatico di contenuti e volontà convergenti: “Snodo”.
Arrivando da “Verso est”, la precedente opera, che proprio dall'est, la Cina, e dal tour che l'aveva percorsa, si era lasciata ispirare due anni fa, Barbarotta delinea nuovi percorsi su cui lasciarsi andare nelle undici tracce del suo “Snodo”: continui scarti e cambi di rotte e direzioni, di registro musicale e contenuti, in un viaggio capace di guardare sia dentro se stessi che al di fuori, in quell'oggi che non permette da tempo di evitare lo sguardo, rivolgendolo altrove.
Tracce che cercano di “imbrogliare il tempo”, come canta uno dei pezzi più riusciti dell'album, appunto “Riesci ad imbrogliare il tempo”, ballad folk che morbida e decisa va, tentando di delineare, invocare, un luogo, dentro e fuori di noi, in cui il tempo, che scorre lasciando pochi superstiti, possa essere raggirato, in una partita con la morte, in cui a perdere sarebbero “solo” l'integrità, il rispetto di se stessi, linfa vitale di ogni essere umano.
Undici tasselli che costruiscono una strada da camminare in questo tentativo, passando dallo sfruttamento del lavoro nei poderi del sud, a quello dell'abuso dei poteri forti che di terra da arare a proprio piacimento hanno semplicemente tutto il mondo, arrivando ad “affondare le radici” dentro.
Un album partecipato e sincero, da sentire con cuore e testa, per trattenere quello che anche in questa calda estate sta continuando a evaporare.
Giacomo d'Alelio - FDM - Il Mucchio
