IL CONCERTO

Domani all'Aurora la singolare proposta dei musicisti trevigiani: Palco a tre, sorpresa unica

In scena Giorgio Barbarotta Edoardo Giommi e Stefano Silenzi

A volte, le strade si dividono. Ma succede a volte, anche nella vita e forse meglio che nei film, che le strade tornino ad incontrarsi per condividere un'esperienza comune. Nella seconda metà degli anni '90  Edoardo Giommi, Giorgio Barbarotta e Stefano Silenzi hanno militato nella stessa band, i Quarto Profilo. Nel 2003 hanno deciso di intraprendere percorsi diversi. Ora ritornano, non per una nostalgica reunion, ma proponendo ognuno il proprio presente artistico. Domani alle 21, al Teatro Aurora di Treviso, Giommi, che ha continuato con i Quarto Profilo (e anche con i Quasar), Barbarotta col suo progetto solista, Silenzi con "El Cuento De La Chica y La Tequila", saliranno sullo stesso palco. Ogni gruppo proporrà il proprio repertorio, ma i fan attendono qualche sorpresa, magari qualche storica canzone cantata di nuovo insieme.

In un'intervista a tre, Barbarotta, Silenzi e Giommi raccontano le ragioni dell'inedito "Palco a Tre". Cosa vi ha fatto ritrovare dopo così tanti anni? Silenzi: «È stata un'idea più o meno comune, soprattutto per divertirsi e divertire». Giommi: «Il riavvicinamento è stato casuale, Giorgio è venuto ad un concerto dei Quasar e a fine concerto ci siamo fatti una birra assieme, ci siamo accorti che nonostante tutto abbiamo ancora le stesse motivazioni e lo stesso amore per la musica di venti anni fa. Abbiamo deciso di rifare assieme qualcosa». Che significato ha per voi questo appuntamento? Barbarotta: «Un significato dì rispetto reciproco dal punto di vista artistico e prezioso riavvicinamento umano. Ho ritrovato degli amici». Silenzi: «Per me significa che l'unione fa la forza, e che, nonostante si dividano le strade, si resta sempre amici e colleghi». La serata è inizio di future collaborazioni? Barbarotta: «In musica, tutto può accadere». Silenzi: «Me Io auguro». Come è cambiata la scena musicale trevigiana? Barbarotta: «Ce molto fermento, offerta e varietà di generi. I musicisti operativi anche negli anni "90 sono comprensibilmente maturati e c'è una sana volontà di collaborare e creare rete». Giommi: «Oggi la scena live viene spesso monopolizzata dalle tribute band che ritengo siano una forma di imitazione fine a se stessa. Peccato, la musica è prima di tutto arte».

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