Un ponte di note tra Treviso e l'Oriente

UN PONTE DI NOTE TRA TREVISO E L'ORIENTE

La musica e la voce Giorgio Barbarotta

TREVISO - Creare un ponte di note tra Treviso e l’Oriente.

C’è riuscito Giorgio Barbarotta, autore, compositore e interprete trevigiano che, cantando rigorosamente in italiano, ha “sfonfato” nel mercato cinese. Tutto inizia da un contatto su My Space e sfocia, nell’estate 2009, in un tour di dieci date da Pechino a Shanghai, nell’uscita di un cd e di un libro (EraVenere), distribuiti in Cina. Questo moderno Marco Polo, che propone un originale connubio tra canzone d’autore, rock acustico, folk e blues, è stato per lungo tempo leader dei “Quarto Profilo”, rock band di valore artistico e grande successo. Dal 2003 inizia la sua carriera solista ancor più improntata alla ricerca e a una collocazione nell'ambito del cantautorato italiano.

Ne sono il risultato gli album di canzoni inedite “Schegge (di vita propria)”, “In centro al labirinto” e “Verso est”, prodotti negli ultimi quattro anni. Il suo impegno artistico sfocia anche in due pubblicazioni letterarie ("Tra Le Pieghe Del Giorno", del 2007, ed "Era Venere" del 2009) che lo confermano non solo musicista di successo (premio come miglior artista al Festival della Musica Indipendente "Musicalbox" di Urbino), ma anche artista a tutto tondo.

Come nasce la sua passione per la musica d’autore?

“Risale ai tempi della scuola e al mio amore per la scrittura, in ogni sua manifestazione; caso vuole che proprio stasera io mi esibisca nel mio vecchio Liceo, il Canova di Treviso”

Che differenze riscontra, come autore, tra lo scrivere poesie e testi musicali?

“Il confine è meno netto di quello che può apparire. La differenza è nella struttura musicale, il minimo comune denominatore, invece, è la parola. Per quanto riguarda la capacità di arrivare al pubblico, la canzone appare più immediata in quanto fruisce della musica, ma anche la poesia passa attraverso la musicalità dei versi. Quest’ultima, oltre che segno è anche suono”

Come è passato dalla scrittura alla musica?

“E’ avvenuto in modo assolutamente naturale e graduale: un invito da parte di amici musicisti che mi hanno incitato a cantare. In un primo momento interpretavo delle cover, poi ho iniziato a scrivere i miei testi”

Nel 2004 inizia la sua esperienza da solista…

“Quest’ultima non prescinde, tuttavia, da un sodalizio forte e costruttivo con la mia band”

Parliamo di questo “gemellaggio” con l’Oriente.

“Sono stato contattato tramite My Space da una produzione cinese, incuriosita dal mio album del 2008 “In centro al labirinto” che affronta il tema del viaggio in senso sia fisico che metaforico. A questo primo approccio è seguita una mail di invito: “Non ha mai pernsato di venire a suonare in Cina”? Ho afferrato l’occasione e, dopo sei mesi di preparazione, sono partito con cinque musicisti e un fotografo-cameramen alla “conquista” dell’Oriente”

Mi pare che i risultati siano stati ottimi…

“Un successo oltre ogni aspettativa; proprio per il tour, da Pechino a Shangai, su richiesta della produzione cinese ho pubblicato un disco (13 tra i miei pezzi più rappresentativi tra cui due inediti) con il booklet inglese-cinese. Il passo successivo è stato la pubblicazione del libro-cd “Era Venere” (Ed. Happy Leader International), nuova antologia di poesie in doppia lingua italiano-cinese”

Una curiosità o un aneddoto divertente su questa esperienza?

“I cinesi, considerando il cognome Barbarotta poco affascinante per un condottiero, l’hanno cambiato in Barbalunga, ispirandosi ad un personaggio della loro epica”

Tra quelli che ha scritto, qual è il pezzo che maggiormente la rappresenta?

“Ufficialmente risponderei tutti, attribuendo un valore particolare alle canzoni che danno il titolo ad un album in quanto dichiarazioni-manifesto; ufficiosamente direi “In centro al labirinto” e “Voci”, un brano che ha una forza tutta sua e mi scuote sempre quando lo interpreto”

Obiettivi per l’estate 2010?

“Un’intensa attività live in locali, piazze e nell’ambito di rassegne”

Il suo sogno?

“Vivere di musica”

Un cantautore di nicchia come lei, accetterebbe di catapultarsi in una realtà più grande, ma anche più commerciale?

“Lo farei (a modo mio, senza snaturare la mia arte e la mia persona) non tanto per aspetti relativi all’ego o al successo, quanto piuttosto per dare maggiore visibilità ad un lavoro continuativo, lungo, appassionato, che affonda le proprie radici in tanti anni di attività”

 

Leggi l'articolo originale