Dai Balcani ad Almeria, il pellegrinaggio nel labirinto

I Balcani e Almeria; la Bosnia Erzegovina, memore di guerre e dolori, e l’India; i mari sconfinati, i porti e i bivacchi. E ancora l’Eldorado di un tempo e un Sudamerica contemporaneo brutalmente turistico, che ne svilisce il carico di storia e di mito perenne. E’ un autentico mappamondo, l’ultimo album di Giorgio Barbarotta, «In centro al labirinto», che l’artista trevigiano sta portando in tour fra Italia e blitz stranieri. Materiale, nel senso più geografico del termine, e dell’anima, di quel continuo peregrinare interiore alla ricerca di libertà, di verità, di amore. Il cantautore trevigiano sorprende per la sua capacità creativa, musicalmente e nei testi, nel dare corda, voce, a questa inesausta pulsione. Con energia e passione primi ingredienti del suo percorso. Quel che conta è il viaggio, ribadisce non a caso la canzone che dà il titolo all’album. Non la meta. Un invito a partire dalle nostre «trappole» e dalle nostre mura, «sempre quattro e con troppi clichè». Zaino in spalle e via, in (Barba) rotta. Con la disponibilità ad ascolatare, a capire, a vedere. A crescere. Ad amare chi vive sulla prima linea della libertà. Allargare gli orizzonti, incontrare e farsi incontrare, dare senso e sensi all’amore. Perchè, come direbbe Dylan, non è ancora buio, ma quasi. E infatti la cover del mito statunitense - metafora di un disagio che respiriamo nella nostra quotidianità - si incastona nell’album come una gemma. Grazie anche al preizoso aiuto dei compagni di viaggio: Stefano Steve Silenzi, Nicola Accio Ghedin, Stefano Andreatta, Mirco Michiletto, Giacomo Livolsi. Alla fine, arricchito dell’esperienze e dagli incontri, Barbarotta può scoprire che i conti, a casa e nel mondo, alla fine tornano. Sempre. 

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