Incontro Giorgio Barbarotta un sabato pomeriggio per raccogliere informazioni sulla sua carriera e sul nuovo album. La prima impressione è quella di una persona fondamentalmente serena, i modi estremamente gentili, il tono di voce pacato, sorriso e sguardo rilassato sono segnali inequivocabili di equilibrio interiore e soddisfazione per ciò che la propria vita sta offrendo. Giorgio, a tre anni di distanza il nuovo album “In centro al labirinto”, cosa ci riserva e quale il significato del titolo?
Il labirinto è un elemento dai diversi significati, innanzitutto è luogo in cui ci si può perdere e ritrovare ed il suo centro nasconde un’idea ambivalente: è il punto più lontano dall’uscita ma anche luogo da cui partire con la piena consapevolezza di sé stessi. Il nuovo cd raccoglie 13 canzoni aventi in comune il tema del viaggio sia fisico che metaforico, è una sorta di concept album anni ’70 nel quale anche gli stili musicali variano profondamente da un pezzo all’altro passando da ritmi jazzati a ballate folk-pop, da sperimentazioni blues-elettroniche a cadenze gitane di flamenco.
Ascoltando l’album, essendo tu cantautore, ci si accorge subito dell’importanza riservata ai testi: la musica è splendida cornice al soggetto principale che rimangono certamente i versi delle canzoni. Per dare degli utili riferimenti a giovani musicisti, è interessante conoscere quali sono stati i tuoi primi passi nella musica.
L’amore per la musica risale ai tempi della scuola (Giorgio ha frequentato il Liceo Canova di Treviso) è lì che, sempre in veste di cantante, ho fatto parte delle prime cover-band genere Sex Pistols e Rolling Stones. Qualcuno può sorprendersi della mia iniziale passione per il punk-rock, in realtà si tratta di un percorso naturale comune a tutti, ci si avvicina alla musica attraverso ciò che si sente più vicino in base all’età e agli stimoli provenienti da quella che è la realtà musicale del momento. E’ attraverso queste esperienze che ognuno trova la propria strada ed in tal modo sono andato via via affinando la mia attitudine alla “musica connessa alla parola”. A mio giudizio, infatti, il passo importante che trasforma il semplice far musica in arte è il proporre qualcosa di personale esprimendo le proprie idee ed emozioni dando sfogo alla creatività.
Quale consideri il “momento della svolta” o comunque quando hai capito di aver compiuto quel salto di qualità rispetto alle prime esperienze?
Come dicevo, la realizzazione e l’esecuzione di canzoni proprie rappresenta il salto di qualità. A livello personale, l’esperienza con i Quarto Profilo, dal ‘94 al 2003, 4 album ed oltre 40 canzoni è quella che mi ha fortemente formato e dato forza e stimoli per realizzare il progetto solista. La strada davanti a me è ancora lunghissima, ma è pur vero che guardandomi alle spalle provo soddisfazione per quanto fatto, per i due album da solista, per la partecipazione al cd tributo a De Andrè “2000 papaveri rossi”, per i riconoscimenti ricevuti: in una frase, l’esser riuscito a realizzare il mio concetto di musica.
Cosa puoi suggerire ai ragazzi che suonano in gruppi proprio come facevi tu quando hai iniziato?
I tre ingredienti fondamentali sono: grande passione, determinazione e volontà d’acciaio. E’ importante poi il concetto di umiltà, è determinante rimanere “con i piedi per terra” avendo la consapevolezza di essere persone fortunate per aver conosciuto la passione per la musica e averne fatto un’amica ricordando però che, una volta scesi dal palco, si è persone normali e comuni. A livello pratico vorrei sottolineare l’importanza di internet come mezzo di comunicazione a 360° dei propri progetti e lavori.
Leggendo i giornali e guardando la tv, le nuove generazioni sono chiamate in causa solo per fatti di bullismo, droga, alcool. Che ne pensi?
Credo sia una delle più grandi bufale contemporanee frutto di media con la tendenza a dare risalto solo al negativo. La realtà è formata anche e soprattutto da ragazzi con idee, curiosità e personalità interessanti. Sarebbe utile farli sentire al centro della società agevolando la comunicazione tra loro ed invitandoli a conoscere la libertà slegandosi dai luoghi comuni nel rispetto degli altri.
Tornando alla musica, cosa ti piace del panorama italiano di oggi?
Non mi piace fare nomi, certamente mi piace ascoltare di tutto e questo è anche il suggerimento per chi suona. Sottolineo poi che ci sono, senza andare tanto lontano, ottime proposte inedite anche in zona. Cerchiamo di andare ad ascoltare più concerti dal vivo, soprattutto di chi fa musica propria. Un mio esercizio da oltre dieci anni poi è quello di dedicare periodicamente due/tre giorni all’ascolto di qualcosa di musicalmente distante dai miei gusti ed abitudini. E’ estremamente stimolante ragionare sui gusti altrui e, nella musica come nella vita, il confronto e l’interrogazione sul diverso è positivo e molto educativo.
