Un De André che non si vende

A cinque anni da Mille papaveri rossi il sequel è servito. Stessa piccola «non-etichetta», Stella Nera, stesso tenace curatore, Marco Pandin, e analogo - sono parole sue - «nel metodo, nelle ispirazioni, nelle intenzioni», il secondo volume si chiama ovviamente Duemila papaveri rossi e ribadisce «lo stesso innamoramento che non sa riposare» per le canzoni di Fabrizio De André. Ma cosa più importante, ed è forse l'aspetto che più avrebbe gradito lo stesso Faber, lo fa fuori dalle logiche di mercato, senza posture artificiali né ricerche del nome di grido. Nelle 36 tracce che riempiono questi due cd solo «nomi scritti a matita - dice Pandin -, alcuni più in grande, tanti più in piccolo. Qualcuno lo conoscete già, altri ancora no». Al progetto danno il loro contributo tra gli altri - tutti autoprodotti e senza compensi - La Macina, Nicola Alesini, Bevano Est, Kay Mc Carthy, Gualtiero Bertelli & La Compagnia delle Acque, Razmataz, 'Zuf de Zur, Mario Congiu, Fabrizio Poggi & Turututela, Michele Anelli, Alessio Lega & Roberto Bartoli, Kinnara e tanti altri. C'è una Creuza de Mä intarsiata da Beppe Gambetta e Dan Crary, c'è Giorgio Barbarotta che si divide tra Fiume Sand Creek e Ho visto Nina volare. Tutti garbati e appassionati, misurati ma perdutamente innamorati. Altro aspetto dell'operazione che De André terrebbe nella dovuta considerazione, il fatto che Duemila papaveri rossi sostiene A/Rivista Anarchica (www.arivista.org). Insomma, un De André che non è in vendita, ma che è possibile ricevere a casa in cambio di una sottoscrizione.